Dalle tessere alle collane. La rifunzionalizzazione della villa tardoantica di Aiano-Torraccia di Chiusi (San Gimignano, Siena) e il reimpiego dei suoi mosaici parietali in pasta vitrea

(2010) XVI Colloque de l’Associazione Italiana per lo Studio e la Conservazione del Mosaico — Location: Palerme (17.March.2010)

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Dal 2005 una missione italo-belga guidata dall’Université catholique de Louvain nell’ambito del Progetto internazionale “VII Regio. La Valdelsa in età romana e nella tarda-antichità”, sotto la direzione scientifica dello scrivente, ha in concessione lo scavo di un vasto sito archeologico ubicato in un settore marginale dell’ager Volaterranus. L’area, già nota per numerosi quanto significativi ritrovamenti di epoca romana, ha evidenziato, nel corso delle cinque campagne svolte, una realtà insediativa complessa, caratterizzata da una villa longiqua costruita verosimilmente tra la fine del III e gli inizi del IV sec. d.C. con una architettura ed un apparato decorativo di tipo monumentale: a questa prima fase va sicuramente riferita una sala esalobata, definita esternamente da una monumentale ambulatio pentalobata ed accessibile da un vestibolo rettangolare. Tra le funzioni specifiche di questi ambienti non secondario doveva essere quello di comunicazione tra le varie sezioni dell’edificio, così come documentato in altre strutture coeve (ad esempio la villa di Cazzanello a Tarquinia) e come attesterebbero le aperture coassiali agli estremi dell’ambiente stesso. In un momento successivo – che i dati stratigrafici collocano nell’ultimo quarto del IV sec. d.C. – forse per un evento naturale traumatico, la villa fu sottoposta a consistenti restauri, se non a veri e propri rifacimenti. In particolare la sala esalobata fu trasformata in modo radicale, sia dal punto di vista architettonico sia funzionale: il livello pavimentale fu notevolmente abbassato, tre esedre furono alternatamente abbattute e al loro posto furono costruiti altrettanti ambienti rettangolari. La nuova sistemazione ha conferito l’insolita forma di una sala triloba a base triangolare, ben diversa dal τρίκογχος classico perché esito di una complessa vicenda costruttiva. Il pavimento della sala successivo alla ristrutturazione è costituito da un cementizio a base litica con decorazione geometrica al centro dell’ambiente e nell’abside prospiciente il vestibolo, mentre le altre due esibiscono un emblema centrale di tipo decorativo (quello meglio conservato rappresenta un calice fiorito inserito in una guilloche delimitata da un arco di cerchio a profilo dentellato). Se in questa fase la sala perde la funzione di passaggio – le aperture vengono definitivamente tamponate – per definirsi come sala da otium, l’ambulatio esterna, che i crolli dei laterizi suggeriscono essere coperta, conserva la propria funzionalità. Nel corso del V sec. d.C., verosimilmente verso la fine, la struttura evidenzia i primi segni di abbandono e crollo: alcune parti (come la sala triloba) sono abbandonate e, progressivamente, sono obliterate dal crollo dei rivestimenti parietali e delle coperture, mentre altre porzioni subiscono le prime spoliazioni, finalizzate principalmente al recupero di marmi per la produzione di calce. Solo in un momento successiva la villa, ormai allo stato di rudere, diventa un’area in cui si recupera e si conserva materiale eterogeneo (ferro, leghe di rame, oro, pasta vitrea) per la fabbricazione di piccoli oggetti di artigianato come spilloni, armille e vaghi di collana: è in questa fase, ad esempio, che gli ambienti rettangolari, costruiti esternamente alla sala triloba, accolgono piccole officine per la lavorazione dell’oro (vano L), del bronzo (vano I) e della ceramica (vano H), mentre negli ambienti a sud si impiantano officine dedite alla lavorazione del vetro (vestibolo, vano A) e del ferro (vano B). Nel corso della seconda metà del VII sec. d.C. la struttura, per quanto attiene alla parte indagata dagli scavi, sembra definitivamente abbandonata, anche se l’area evidenzia tracce di frequentazione ancora per tutto l’alto medioevo forse per la presenza di un importante diverticolo della via Francigena, secondo la testimonianza del vescovo di Canterbury Sigeric che percorse questo tracciato sullo scorcio del X sec. d.C.
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Cavalieri, M. (2010). Dalle tessere alle collane. La rifunzionalizzazione della villa tardoantica di Aiano-Torraccia di Chiusi (San Gimignano, Siena) e il reimpiego dei suoi mosaici parietali in pasta vitrea. XVI Colloque de l’Associazione Italiana per lo Studio e la Conservazione del Mosaico, Palerme. https://hdl.handle.net/2078.5/62176