Gli autori antichi, fissando nel testo il ricordo – e talvolta la descrizione simultanea – dell’esperienza estetico-religiosa, si mostrano affascinati dalla presenza dell’incenso che, contestualmente all’esecuzione di canti e preghiere, si eleva fondendosi con il complesso insieme di suoni, raggiungendo così il cielo e gli dei. Di fatti, nel mondo antico, improntato su una religiosità pressoché priva di astrattismo, l’evento sacro rappresenta un momento plurisensoriale ed emozionale di grande suggestione, fondamentale per il rapporto concreto da stabilire con il divino. Particolare importanza assume, in tale contesto, la compresenza di incenso e di suoni. Questi, diffondendosi insieme nello spazio liturgico, permettono alla comunità di sentire, vedere e udire la realizzazione materiale del dialogo fra l’uomo e gli dei. Con il presente intervento si intende studiare la percezione di questi due elementi indispensabili del contesto rituale, gettando luce sui rapporti che li legano alla cerimonia antica e alla comunità. Per tale fine, si proporrà un’analisi ragionata di diversi passi letterari, dal periodo greco arcaico al tardo-antico. Dopo una breve riflessione introduttiva, si porrà l’accento sulla presenza di suoni e incenso nello spazio sacrale, che essi letteralmente occupano riempiendo (cf. Soph. OT, 4-5). Nella parte centrale sarà analizzata una serie di passi, dai quali emerge un’importante caratteristica dinamica, propria dei suoni e dell’incenso: il moto ascensionale, attraverso il quale l’uomo e gli dei possono entrare in contatto diretto durante l’atto rituale. Si vedrà come, fin dalle prime attestazioni dell’incenso nella letteratura greca (Sapph. fr. 44 V., 30), suoni sacrali e incenso sono pensati e descritti in un unico turbinio ascensionale che eleva al cielo le intenzioni e le speranze umane, conferendo a queste ultime la concretezza di una manifestazione plurisensoriale. A questa unione sul piano dell’immaginario corrisponde una interessante osmosi linguistica, della quale l’esempio più interessante è Ov. Met. XV, 733-4, in cui il valore enfatico dell’espressione “tura…sonant et odorant aëra fumis” risulta rilevante, e che richiede una breve riflessione di tipo esegetico. Su quest’ultima si concluderà l’intervento.
Buè, F. (2019). «Tura…sonant et odorant aëra fumis». Incenso e suoni nell’immaginario antico. In V. Bochicchio, M. Mazzeo, G. Squillace (eds) (ed.), A lume di naso. Olfatto, profumi, aromi tra mondo antico e contemporaneo. Quodlibet. https://hdl.handle.net/2078.5/59486