In Italia, gli anni Novanta sono stati caratterizzati da molteplici attentati compiuti da diversi movimenti politicizzati di estrema destra e di estrema sinistra, e da organizzazioni criminali, prima fra tutte Cosa Nostra. Gli attentati culminarono nel 1992 con le stragi di Capaci e di Via d’Amelio, che costarono la vita ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e alle loro scorte. Questi attentati spinsero le autorità ad aumentare i mezzi per combattere Cosa Nostra. Le testimonianze degli ex affiliati all’organizzazione criminale, divenuti collaboratori di giustizia, cominciarono a essere utilizzate in modo più efficiente per ottenere informazioni su Cosa Nostra e per sconfiggerla. Ma se da un lato, le confessioni dei collaboratori hanno permesso di affrontare uno dei principali pilastri su cui si basa l’organizzazione, ovvero l’omertà, rendendo l’organizzazione vulnerabile e smantellandola parzialmente; dall’altro, grazie alle false dichiarazioni dei collaboratori, molte persone estranee agli attentati sono state condannate all’ergastolo. Questo contributo ha come scopo di presentare i primi risultati di un lavoro quantitativo in corso volto a indagare le caratteristiche linguistiche di testi legali di collaboratori di giustizia redatti durante i processi delle stragi di Capaci e Via d’Amelio in Italia nel corso del quale condurremo un’analisi quantitativa di 24 caratteristiche linguistiche (lessicali, morfosintattiche e sintattiche) legate alle due forme di trascrizione utilizzate nell’ambito delle investigazioni in Italia.
Werner, R. (2024). Analisi quantitativa di trascrizioni di verbali della polizia. In Letizia Lala e Enrico Castro (ed.), Il verbo in italiano. Morfologia, sintassi, semantica e testualità (pp. 335-349). Franco Cesati Editore. https://hdl.handle.net/2078.5/258614