Mind the gap! Nuove sfide contributive nell'era del lavoro flessibile

Degoli, Maria-Cristina
(2016) AIDLASS III° Convegno in memoria del Prof. Giovanni Garofalo «I giovani giuslavoristi e gli studiosi di diritto del lavoro» — Location: Università degli Studi di Bari Aldo Moro - Bari (IT) (11.November.2016)

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  • Degoli, Maria-CristinaUCLouvain
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La presente ricerca si pone l’obiettivo di contribuire al vivace dibattito in corso sulle possibili risposte alle nuove sfide che il sistema pensionistico italiano si troverà ad affrontare nel prossimo futuro: la sostenibilità finanziaria di quest’ultimo e l’adeguatezza dei futuri redditi pensionistici. La riforma delle pensioni introdotta con la Legge n. 214/2011 ha segnato l’inizio della rapida transizione verso il sistema contributivo nozionale per tutti i lavoratori a partire dal gennaio 2012, unitamente all’introduzione dell’aumento dell’età pensionabile prevista per gli uomini e per le donne. Da un lato, seppure a malincuore, queste misure sono state intraprese al fine di ridurre la spesa pubblica per le pensioni; dall’altro, lo stretto nesso tra i contributi previdenziali e le prestazioni pensionistiche avrà un effetto negativo sull’adeguatezza dei redditi pensionistici dei lavoratori con carriere discontinue concorrendo all’aumento del futuro rischio di povertà degli anziani. Il recente studio «Pensions at a Glance» pubblicato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha evidenziato che «l’effetto delle interruzioni di carriera e di ritardi nell’entrata sul mercato del lavoro potrebbe essere più elevato in Italia» rispetto alla media degli altri Paesi dell’OCSE, dove provocherebbe una decurtazione della pensione del 10%. Nel nostro Paese, le interruzioni dal lavoro retribuito sono per lo più legate a periodi di disoccupazione, di cura familiare, questi ultimi fortemente concentrati sulle donne, e di pensionamento anticipato. In un sistema pensionistico, come quello riformato, nel quale i contributi previdenziali sono legati a doppio filo alle prestazioni che saranno erogate durante il pensionamento, i gaps contributivi influenzeranno direttamente e in modo negativo i redditi da pensione. Lo studio si comporrà di due fasi complementari. La prima sarà dedicata alla lettura dei documenti europei che suggeriscono le misure di intervento in materia di politica sociale ed i punti chiave delle riforme attuate all’interno degli Stati membri. Particolare attenzione sarà riservata alla proposta francese, attualmente in discussione, del compte personnel d’activité (conto personale d’attività) ed all’iniziativa inserita nel programma di lavoro della Commissione Europea per il 2016 tesa allo sviluppo di un pilastro europeo dei diritti sociali. A livello nazionale, l’analisi avrà ad oggetto le misure avviate per ridurre la profonda segmentazione dei contratti temporanei e spesso precari. La ricerca valuterà l’impatto del nuovo contratto a tutele crescenti, nonché delle misure di politica attiva intraprese in ottica di flexicurity. La seconda fase consentirà di individuare le misure di welfare fondate sulle migliori prassi negli Stati membri in grado di proteggere il percorso professionale del lavoratore, difendendo la pensione dall’interruzione di carriera ed assicurando la sostenibilità finanziaria del sistema. Le domande che segneranno il percorso di studio verso la definizione di un percorso professionale sicuro sono molteplici: come riconoscere dal punto di vista contributivo i periodi impiegati in attività socialmente ed economicamente rilevanti, ma non retribuite? In considerazione dell’attuale funzionamento del mercato del lavoro, è possibile ridurre il tempo di attesa tra lo svolgimento di diversi impieghi professionali potenziando il coordinamento tra datore di lavoro, lavoratore e servizi per l’impiego pubblici e privati? È ipotizzabile l’introduzione di un accordo generazionale che permetta una maggiore flessibilità alla fine della carriera? Quale dovrebbe essere la sua connotazione giuridica e le sue caratteristiche? In alternativa alla pensione anticipata, l’idea di un accordo generazionale potrebbe rispondere al quesito. Esso, infatti, condurrebbe a un triplice risultato: permetterebbe al “pensionando” di evitare la decurtazione dell’assegno pensionistico poiché il lavoratore continuerebbe a prestare la propria attività seguendo una diversa modulazione dell’orario, ovvero svolgendo mansioni meno gravose; segnerebbe un graduale cambio di ritmo tra l’attività lavorativa e la sua completa cessazione. Inoltre, permetterebbe alle nuove generazioni di intraprendere opportunità di lavoro più produttive e con migliori remunerazioni. L’auspicio è che la presente ricerca possa fornire utili spunti di riflessione in vista di possibili soluzioni alla insostenibilità finanziaria del sistema previdenziale italiano e all’inadeguatezza dei futuri redditi pensionistici, entrambi in crisi a causa del minor gettito contributivo derivante dalla segmentazione della carriera lavorativa.
Affiliations
  • University of St. Gallen

Citations

Degoli, M.-C. (2016). Mind the gap! Nuove sfide contributive nell’era del lavoro flessibile. AIDLASS III° Convegno in memoria del Prof. Giovanni Garofalo «I giovani giuslavoristi e gli studiosi di diritto del lavoro», Università degli Studi di Bari Aldo Moro - Bari (IT). https://hdl.handle.net/2078.5/123756