Durante il XVII e il XVIII secolo, la pratica della "communicatio in sacris" era particolarmente diffusa nell’Impero ottomano, in seguito ai successi dei missionari nella conversione delle comunità cristiane locali. Gli Armeni di Costantinopoli e delle province orientali furono particolarmente interessati dal fenomeno, che assunse presto dimensioni problematiche. Non essendo allora gli Armeni cattolici riconosciuti come comunità autonoma o separata da quella dipendente dal Patriarca nominato dal Sultano, i convertiti erano in ogni caso costretti a recarsi dal clero apostolico per tutti quegli atti religiosi che rivestivano carattere civile o ufficiale: quanti si rifiutavano potevano essere considerati ribelli anche da un punto di vista politico e questo scatenava dure persecuzioni. Lo studio dei tentativi intrapresi a Costantinopoli nei primi decenni del ‘700 per regolare i rapporti tra Armeni cattolici e apostolici mostra però come alle fratture religiose si sovrapponessero anche altre dinamiche politiche ed economiche, legate in particolare al ruolo giocato dall’ambasciata di Francia, dalle autorità ottomane e dai missionari e mercanti europei.
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École française de Rome
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Santus, C. (2016). La comunità armena di Costantinopoli all’inizio del XVIII secolo: scontri e tentativi di accordi interconfessionali (XVIII sec.). Rassegna degli Armenisti Italiani, 17, 51-59. https://hdl.handle.net/2078.5/122661 (Original work published 2016)